http://www.iscannisonis.com/wp-content/uploads/2016/03/scivu2.jpgCosta Verde, la Sardegna più spettacolare

Costa Verde, la Sardegna più spettacolare

Davanti il mare, alle spalle la sconfinata prateria di macchia mediterranea in cui spicca la sagoma di monte Arcuentu. In mezzo, le dune più alte d’Europa, anche 70 metri, colline di sabbia dorata modellate dal maestrale, patrimonio dell’Unesco.

La Sardegna è più isola nella Costa Verde, a ovest, una cinquantina di chilometri dai colori africani, incastonata tra Capo Pecora e Capo Frasca, colonizzata da uccelli di passo e pescatori..

Le spiagge… e tutto il resto

È un tratto di Mediterraneo spettacolare, spiagge bianche a perdita d’occhio, distese di asfodeli che spuntano nella sabbia, uccelli marini, ginepri centenari, ginestre piegate dal vento dai colori tropicali, guardato per secoli con sospetto dai pastori della piana, arroccati nei pascoli aspri punteggiati di cespugli di corbezzoli dove si distilla il miele. Fenicotteri rosa punteggiano gli stagni di Sant’Antonio di Santadi, borgo a sud di Capo Frasca, dove cavalieri solitari in sella a bellissimi destrieri avanzano nella macchia mediterranea, guadano ruscelli e finalmente arrivano al mare.

Torre dei Corsari

Torre dei Corsari, oltre ad essere un vero angolo di paradiso della Sardegna, costituisce anche un centro turistico, in cui tuttavia l’affluenza di visitatori non è eccessiva, consentendole così di conservare incontaminate le sue bellezze. Il borgo costituisce un ottimo punto strategico poiché permette di ammirare l’incantevole paesaggio mediterraneo della Costa Verde, con le grandi dune di sabbia alternate alla diffusa vegetazione.

Il villaggio di Ingurtosu

Il villaggio di Ingurtosu

Sardegna da western

Si attraversa un paesaggio da western, ruderi di antichi villaggi, vestigia di miniere abbandonate, binari arrugginiti. Una Sardegna selvaggia da scoprire in un viaggio sentimentale, scampata per ora all’ingordigia dei palazzinari che vorrebbero campi da golf, sfilate di villette e resort cinque stelle a ridosso delle spiagge dove nidificano le tartarughe marine Caretta Caretta. Qui è facile imbattersi nel cervo sardo che, dopo aver rischiato l’estinzione, è tornato a popolare la zona e si avventura fino alla spiaggia. Il bagliore bianco di Piscinas, la spiaggia lunga dieci chilometri, appare all’improvviso dietro a una curva, in fondo all’unica sterrata che costeggia il villaggio abbandonato di Ingurtosu, affascinante sito di archeologia industriale, tra casupole fatiscenti, boschi, un ruscello.

La magia di Piscinas

Piscinas è un lembo di Sahara che scivola in mare circondato da un silenzio irreale, senza segni di presenza umana. Fino agli anni Cinquanta, era uno dei punti di partenza dei carichi di materiale estratto dalle miniere dell’area di Montevecchio. Lungo la stradina che conduce al mare, transitava giorno e notte un trenino carico di minerale lavorato a monte e scaricato vicino ad un edificio in pietra. L’ex deposito minerario, un fortino in mezzo al deserto, è diventato oggi un albergo di charme, l’hotel Le Dune, una piccola Capalbio frequentato da un’enclave radical chic.

Crescita armonica

Una bella storia di restauro senza danneggiare il territorio. Il must è il mare, a pochi passi. Bastano poche bracciate con maschera e pinne per scoprire il relitto di una nave inglese che da duecento anni sta di fronte a Piscinas col suo carico di piombo, il fasciame a vista e il cannone che sbuca dalla sabbia. Sulle dune ci si può arrampicare facendosi strada tra profumati lentischi, gigli marittimi e i gialli papaveri. Al mattino sulla sabbia compatta si riconoscono variegate d’impronte segno di una vivace vita notturna. Quella dei laboriosi scarabei, volpi indolenti e conigli selvatici, e naturalmente del cervo. Piscinas non è l’unica attrazione della Costa Verde.

Scivu

Scivu

Scivolate a Scivu

Tutto il litorale è una sfilata di spiagge caraibiche, da raggiungere con un saliscendi tra entroterra e costa perché non esiste una litoranea che le collega tutte. La star è Scivu, una delle più belle del Mediterraneo, nascosta tra la Colonia Penale di Is Arenas e le falesie di Capo Pecora, una distesa di grossi massi dai colori biancheggianti, di forma ovale, scolpiti dal mare e dal vento adagiati su calette dove si specchiano le scogliere. Scivu è a una quindicina di chilometri di tornanti, una lunga lingua di sabbia dorata circondata da alte rocce di arenaria sormontate annunciata dalla macchia mediterranea, distese di cisto rosa e giallo, qualche gregge.

Il fuoco del tramonto

Tunaria, invece, è un piccolo villaggio di pescatori a qualche chilometro da Torre dei Corsari. Anni fa qui c’era la tonnara di Flumentorgiu, con lo stemma del leone in piedi con una croce tra le zampe, venduta negli anni Settanta alla società Porto Palma, l’altro nome attribuito a questo luogo. Alla spiaggetta di sabbia mista e ciottoli si arriva attraverso sentieri che partono dal paesino. L’acqua cambia colore a seconda delle ore della giornata, una sinfonia di turchese, smeraldo, azzurro pallido. Ma il vero spettacolo di tutta la Costa Verde è il tramonto che incendia di vermiglio, ocra, rosa intenso la sabbia, gli scogli, i ciottoli. Si placano le onde, si ferma la corsa del libeccio e del maestrale, i venti dell’Ovest.